Signore e signori, il punk.
Prendi la Londra di fine anni '70. Sbattici dentro quattro disagiati insoddisfatti del sistema e lasciali esplodere tutta la loro rabbia, la disillusione, l'impotenza di cambiare il corso della storia. Ne tirerai fuori un ruggito disperato di una generazione allo sbando, senza più dei né eroi in cui credere, che inneggia alla totale anarchia (prendi, per esempio, la traccia di apertura "Holidays In The Sun", se non vuoi scomodare il capolavoro "Anarchy In The UK"), che ha perso la fiducia in tutto e tutti (ascoltati "Liar" e "Problem", per fare due nomi), e che si permette sfacciatamente di insultare e affrontare persino la figura più inattaccabile dell'intero Regno Unito con la controversa "God Save The Queen".
Gli altri brani te li lascio, libero giudizio e libera interpretazione. Dodici tracce, trentotto minuti distorti e violenti, un vaffanculo all'opinione pubblica e un unico album che farà passare alla storia quattro teppistelli dei sobborghi londinesi e influenzerà pesantemente l'intero panorama musicale mondiale, dal 1977 fino ai giorni nostri e chissà per quanto altro tempo ancora.
Verranno a dirti che il rock è malvagio ("Vicious" come Sid, morto a 21 anni eppure leggenda immortale della scena rock universale), che inneggia alla violenza e al satanismo, che incita al consumo di droga e alla lussuria perversa. Sarà anche vero, e questo album ne è una conferma, ma, dopo tutto, "Sbattitene i coglioni, questi sono i Sex Pistols".





